Novak Djokovic, parole inopportune

“Giusto che noi uomini guadagniamo più delle donne perché siamo più seguiti”

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Parole, quelle del serbo numero uno del ranking, che seguono le polemiche innescate dai commenti del ceo del torneo di Indian Wells, Raymond Moore. Che parlando in vista della finale tra Victoria Azarenka e Serena Williams: “Se fossi una donna ogni sera ringrazierei in ginocchio Dio che Roger Federer e Rafa Nadal sono nati, perché hanno portato questo sport dove è adesso”

”Io sono per il potere alle donne, dico no alle parole politicamente scorrette di Raymond Moore: ma è giusto che noi uomini guadagniamo di più, perché siamo più seguiti”. Protagonista dell’affermazione ai limiti della discriminazione sessuale è il numero uno al mondo del tennis Novak Djokovic. Parole, quelle del serbo numero uno del ranking, che seguono le polemiche innescate dai commenti del ceo del torneo di Indian Wells, Raymond Moore. Che parlando in vista della finale tra Victoria Azarenka e Serena Williams, ha detto che la Wta è un’”organizzazione fortunata”, che “cavalca i successi” degli uomini. “Se fossi una donna – ha aggiunto – ogni sera ringrazierei in ginocchio Dio che Roger Federer e Rafa Nadal sono nati, perché hanno portato questo sport dove è adesso”. Più tardi si è scusato per i suoi commenti, definendoli “erronei e di cattivo gusto”, ma il danno ormai era stato fatto e Djokovic aveva aggiunto benzina sul fuoco“È sbagliato dire che il tennis femminile vive alle spalle di quello maschile. Semmai è l’Atp che deve chiedere premi più alti. Le donne hanno combattuto per avere quello che hanno meritato” ha poi detto il serbo. “Ovviamente si tratta di una situazione molto delicata. Le donne meritano rispetto e ammirazione per quello che stanno facendo. La parità dei premi in denaro è stato l’oggetto principale del mondo del tennis negli ultimi sette, otto anni… Le donne hanno combattuto per quello che meritano e lo hanno ottenuto. D’altra parte penso che il mondo del tennis maschile, il mondo Atp, debba lottare per di più, perché le statistiche mostrano che ci sono molti più spettatori nelle partite di tennis maschile. Le donne devono lottare per ciò che pensano di meritare e noi dobbiamo lottare per ciò che pensiamo di meritare”. Djokovic ha sottolineato come le donne debbano affrontare più sfide rispetto agli uomini per avere successo nel gioco: “Ho un grandissimo rispetto per quello che le donne nello sport globale stanno facendo e raggiungono. I loro corpi sono molto diversi dai corpi degli uomini. Devono passare attraverso un sacco di cose diverse, come gliormoni e cose del genere, inutile scendere nei dettagli. Ho grande ammirazione e rispetto per loro, per la loro capacità di combattere su un livello così alto”.

Serena Williams ha poi replicato alle parole di Moore dopo la sconfitta in finale contro Victoria Azarenka: “Ovviamente non credo che nessuna donna dovrebbe mettersi in ginocchio ringraziando qualcuno in quel modo”, ha detto l’americana. “Non credo che sia una dichiarazione molto precisa. Credo che ci siano un sacco di donne là fuori che sono molto emozionanti da vedere“, ha aggiunto la regina del ranking Wta. “Penso che ci siano un sacco di uomini là fuori che sono molto emozionanti da vedere. Penso che queste osservazioni siano molto sbagliate e molto, molto, molto imprecise”.

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/03/21/tennis-novak-djokovic-giusto-che-noi-uomini-guadagniamo-piu-delle-donne-perche-siamo-piu-seguiti/2568763/

La passione per il tennis all’estero

A livello tennistico in Spagna, per esempio, il 2013 si è chiuso con un bilancio di 89.830 licencias (tessere agonistiche rilasciate dalla Real Federación Española de Tenis) con una crescita costante negli ultimi anni, a parte due brusche diminuzioni nel ’98 (-23%) e proprio nel 2013 (-13%), coincise guarda caso con la crisi economica. E in Italia?Il trend è positivo anche nel Bel Paese. Secondo il bilancio consuntivo della Federtennis, Il numero dei tesserati agonisti alla fine del 2013, è stato di 85.327 (circa il 2% in più rispetto al 2012). A fine giugno 2015 si è quindi arrivati alla quota di 90.796 iscritti; come dire, rispetto agli altri paesi europei, a livello numerico godiamo di buona salute anche qui in Italia. Non è questo aspetto a determinare l’incapacità del tennis italiano a stabilizzarsi a livelli più competitivi (e se vogliamo, neanche la velata convinzione che questo non sia proprio uno tennis-is-my-passion-john-clarksport per gente di borgata). Dev’esserci qualcosa da rivedere nella nostra mentalità, nel nostro modo di coltivare la passione per il tennis. Si sa – e non – che nel tennis la disciplina è la caratteristica più importante in assoluto, più importante della prestanza fisica e dello stesso talento. Uno sport dove la componente psicologica dev’essere in mano al perfetto controllo dell’atleta al pari della racchetta. Chi pensa di sfondare senza mettere in conto che passione per il tennis vuol dire soprattutto sudore e disciplina, non va molto lontano. Questo vale sia per i giovani atleti, sia per quei genitori che, involontariamente (si spera), fanno sentire ai figli la pressione derivante da false aspettative di facili guadagni. E con quale risultato? Talento sprecato. Se nel calcio, l’indolenza nella preparazione non è a tutti i costi così determinante nell’impedire agli atleti di divenire più o meno ricchi e famosi, nel tennis è – al contrario – la spiegazione del perché molti giovani si affacciano nel panorama che conta per poi sparire subito dopo alle prime difficoltà.

Una nobile arte

Nel tennis c’è una categoria tanto visibile quanto silenziosa. Tanto importante quanto modesta. I raccattapalle sono fondamentali per il buon svolgimento del gioco. Lo sanno e ne avvertono la tensione. La ricompensa? Qualche attimo di visibilità in TV, magari accanto ai campioni del momento. Per un istante, si sentono parte integrante dello spettacolo. Spesso si tratta di ragazzini presi dalle scuole tennis del posto, più raramente di adulti. Dietro ogni giocatore di tennis professionista, medio o forte che sia, si cela un ex raccattapalle. Un ex ragazzino intimidito ed entusiasta al tempo stesso, che ha passato ore a bruciarsi sotto al sole o a resistere agli spifferi di un tempo instabile. Saltando giorni di scuola, rinunciando ad altri svaghi con gli amici o semplicemente all’ozio. In cambio di nulla, se non di un panino e una bibita e della promessa che potrai tenere la felpa (quasi sempre più larga di due taglie) col nome dello sponsor, se non combinerai grossi guai.

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Flavia Pennetta

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Flavia Pennetta, ecco 10 curiosità su di lei:

Il cemento statunitense si conferma sempre taumaturgico per Flavia Pennetta. Dopo un inizio di stagione così così, la pugliese è sbarcata negli States e si è tolta il lusso di superare due ex numero uno mondiali: Maria Sharapova e Victoria Azarenka.

La pesante cambiale rappresentata dal titolo di Indian Wells 2014 è ormai definitivamente alle spalle eFlavia Pennetta è saldamente tra le prime trenta giocatrici mondiali. Sapete veramente tutto sulla numero due italiana? Ecco dieci “istantanee”, incentrate sulla carriera tennistica della Flavia nazionale.

1. Nel 1999 ha vinto il doppio al Roland Garros juniores in coppia con Roberta Vinci.

2. Nel 2000, a Wimbledon, ha giocato e vinto il suo primo incontro in un torneo del Grande Slam. Nelle qualificazioni ha sconfitto 6-3 4-6 6-2 Elena Baltacha, scomparsa l’anno scorso per una neoplasia al fegato.

3. Nel 2002, il 23 settembre, è entrata per la prima volta nelle top 100 Wta grazie al successo nel torneo Itf di Biella.

4. Nel 2003, a Memphis, ha disputato il suo primo match nel main draw di un evento del circuito maggiore. Ha perso 6-4 6-2 contro Shinobu Asagoe.

5. Nel 2004, il 16 agosto, è entrata per la prima volta tra le top 50 Wta grazie ai quarti di finale raggiunti nel torneo di Cincinnati.

6. Nel 2009, il 17 agosto, è stata la prima italiana ad entrare nella nella top 10 Wta grazie a 15 vittorie consecutive: titoli a Palermo e Los Angeles e semifinale a Cincinnati, sconfitta da Dinara Safina.

7. Nel 2011, il 28 febbraio, è diventata numero uno del mondo di doppio. Nessun altro italiano, uomo o donna, aveva mai raggiunto prima la leadership in una classifica mondiale.

8. Nel 2011, a Pechino, ha battuto nello stesso giorno (venerdì 7 ottobre) due numero uno Wta: Caroline Wozniacki in singolare e Liezel Huber in doppio (in coppia con Gisela Dulko). Solo Steffi Graf aveva compiuto un simile risultato (1986).

9. Nel 2011 ha pubblicato il libro “Dritto al cuore”, edito da Mondadori, in cui racconta la sua storia tennistica e personale compresa la relazione con l’ex numero uno Atp Carlos Moya.

10. Gioca con una racchetta Wilson Blx Blade 98 (18×20), corda Luxilon Bb Alu Power 1.25 mm – 12.2 m. e ha un total look Adidas.

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Rovescio a due mani o a una mano?

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Questo è il dilemma che è stato al centro delle molte discussioni riguardanti il tennis. Il rovescio a due mani e’ un colpo che negli ultimi anni e’ stato molto utilizzato, tanto che ora e’ diventato decisamente fondamentale per alcuni tennisti professionisti a livello mondiale. Mentre il rovescio a una mano non è così elastico: la palla deve essere colpita bene davanti ad un’altezza accettabile altrimenti il colpo va a farsi benedire. Molte altre sono le differenze tra il rovescio ad una mano e il rovescio a due mani innanzitutto La presa bimane nel tennis moderno: I molti pro e i pochi contro.  il rovescio a due mani, con gli attuali materiali e al ritmo soffocante del gioco moderno, consente di tenere più facilmente lo scambio sulla diagonale, limitando gli errori nel palleggio ad alto ritmo, a patto di possedere buone qualità atletiche. Anche se si arriva in ritardo con l‘apertura, le possibilità di trovare un buon impatto sono molto superiori che non giocando un rovescio classico, perché è possibile colpire la palla con efficacia sia all’altezza ideale (quella dell’anca) sia quando rimbalzo è più alto. Pertanto, impugnando bimane è più facile colpire in anticipo, impattando la palla mentre sale. Ne risulta una maggiore capacità di giocare con i piedi vicini alla riga di fondo, evitando così di perdere campo. In aggiunta, la presa bimane consente di indirizzare più agevolmente in lungolinea palle anche pesanti, grazie all’aiuto della seconda mano, che rende la presa più salda, ampliando così le possibilità tattiche e riducendo i rischi. Gli svantaggi principali, d’altro canto, sono quelli noti. Minore allungo, da cui deriva la necessità di avere grande mobilità per coprire adeguatamente il campo, minore sensibilità ed efficacia nella variante in back, nella voleè e nella palla corta.

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Il rovescio ad una mano: Attualmente nei primi dieci della classifica maschile ci sono solo due rappresentanti, Roger Federer e Stanislas Wawrinka, allargando ai primi trenta diventano dieci, uno su tre. Se guardiamo i primi 50 il totale cresce di molto poco, tredici, con un‘età media sopra i 28 anni. Nel singolare femminile ci sono solo due giocatrici tra le prime 50, Roberta Vinci e Carla Suárez Navarro, poco più in basso Francesca Schiavone, che nel 2010 ha vinto il Roland Garros. Nel 2013 proprio a Parigi sembrava che il vecchio gioco si stesse risvegliando, con la metà dei giocatori arrivati agli ottavi maschili dotati di rovescio a una mano. Ma neanche uno ha raggiunto le semifinali, e poche settimane dopo a Wimbledon la tendenza è stata confermata: per la prima volta in assoluto nessuno tra i giocatori arrivati ai quarti femminile e maschile usava il rovescio a una mano. Ma cosa comporta veramente il rovescio ad una mano? prima  di tutto il rovescio a una mano comporta il cambio dell’impugnatura e la spalla posteriore deve rimanere ferma per impattare meglio il colpo. La presa sul grip deve essere ben solida per non incorrere nel problema di avere un polso troppo molle al momento dell’impatto con la pallina. Giocando a tutto braccio però la velocità di uscita della palla è migliore a livelli molto alti.

Ivanovic of Serbia returns the ball to Sharapova of Russia during their match at the Rome Masters tennis tournament

Ana Ivanovic of Serbia returns the ball to Maria Sharapova of Russia during their match at the Rome Masters tennis tournament May 17, 2012. 

In conclusione  per poter dotare un giovane di un rovescio ad una mano competitivo, nel tennis attuale, occorre che l’atleta disponga di una grande forza nel polso, o non sarà mai in grado di reggere la pesantezza di palla del gioco moderno. E quindi ne vedremo sempre meno. Tuttavia, se i maestri sono bravi, non rinunciano in linea di principio al rovescio classico. 

Come scegliere la racchetta giusta

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La scelta della racchetta a volte può sembrare superficiale, ma non c’è niente di più importante nello scegliere una racchetta appropriata. Prima di tutto c’è bisogno di capire a che livello si gioca: se si è un principiante, un professionista, un appassionato…                      La misura dell’ovale, la lunghezza, il peso e il bilanciamento insieme alla rigidità del telaio sono caratteristiche fondamentali per poter giocare secondo i propri standard. Il grip e il sistema dell’impugnatura sono poi altrettanto importanti quando si gioca poichè da quello deriva la posizione della mano, che se troppo aperta o troppo chiusa porta ad un colpo non riuscito. Un metodo semplice per scegliere la misura adatta a te consiste nel tenere la racchetta in mano, come faresti mentre giochi, e infilare il dito indice dell’altra mano tra la punta delle dita e il palmo della mano che stringe la racchetta. Se non c’è abbastanza spazio per infilare l’indice, il manico della racchetta è troppo piccolo. Se c’è troppo spazio, il manico è troppo grande. Una racchetta normale, è lunga circa 68 cm. Le racchette tradizionali sono lunghe tra i 68 e i 71 cm, ma esistono racchette lunghe addirittura 73 cm circa.  Ci sono 3 tipi principali di racchetta:

  • Racchette potenti che hanno un piatto corde largo, la forma allungata e un peso limitato. Sono adatte ai giocatori principianti/intermedi o a chiunque voglia dare più potenza ai propri colpi.
  •  racc
  • Racchette “Tweener” che sono racchette ben bilanciate, progettate per giocatori di qualsiasi livello; garantiscono potenza ed equilibrio, controllo e manovrabilitàTWEENER
  • Racchette dal controllo elevato che sono progettate per i professionisti. Queste racchette hanno un piatto corde molto piccolo, che garantisce un controllo estremo; inoltre, contribuiscono a dare potenza al tiro.
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Imparare a conoscere la differenza tra i vari materiali di cui sono fatte le racchette è necessario per non sbagliarsi.  I principianti dovrebbero utilizzare racchette in alluminio o in grafite, ma l’importante non è tanto il materiale di cui è fatto l’attrezzo, quanto la sua maneggevolezza .

  • Le racchette in alluminio sono le più economiche e solitamente sono pesanti; comunque sia, sono affidabili oltre a essere robuste.
  • Le racchette in boro, kevlar e fibra di carbonio sono generalmente più costose.

Bisogna inoltre provare più di una racchetta prima dell’acquisto per poter capire quale sia la migliore secondo i gusti dell’acquirente. Per avere maggiore potenza e stabilità, scegli una racchetta con il peso distribuito verso la testa.  Lo stile di gioco di un tennista non è condizionato esclusivamente dalla racchetta: potenza, controllo e rotazione sono condizionati dallo schema corde.

  • Schema aperto: garantisce una rotazione maggiore, il che permette di dare più potenza al colpo in top spin; è più probabile che le corde si rompano, però.
  • Schema chiuso (o fitto): offre un maggiore controllo sulla traiettoria della pallina ed è più indicato per i principianti.

In linea generale si può dire che:

  • una tensione ridotta permette colpi più potenti
  • una tensione elevata consente maggiore controllo
  • una minore densità del piatto corde consente una maggiore potenza e maggiore effetto (spin).

Si deve inoltre tenere conto dell’elasticità e della dimensione delle corde:

  • corde morbide consentono un miglior assorbimento delle vibrazioni
  • corde sottili permettono uno spin maggiore.
  • quanto più la corda è elastica, tanto più ha la tendenza a perdere la tensione.

Essere Mancini a Tennis

 

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France's Michael Llodra hits a return ag

 

E’ un’opinione abbastanza unanime quella che vede i mancini avvantaggiati dal loro “status” nel gioco del tennis. Il colpo maggiormente potenziato dal gioco mancino, è senza dubbio il servizio esterno, che va a sollecitare il rovescio (di norma colpa più debole) dell’avversario destrorso, rendendo in questo modo più difficile la risposta. I tennisti che prediligono la mano sinistra hanno inoltre la possibilità di poter trovare degli angoli più esasperati e mettere in questo modo in grandissima difficoltà gli avversari che hanno nel lato destro quello dominante. In realtà, non c’è una ragione scientifica, secondo la quale i destrorsi non potrebbero utilizzare gli stessi angoli sfruttati dai mancini, dall’altro lato del campo, eppure sembra che i tennisti che prediligono la mano destra non riescano ad ottenere gli stessi vantaggi. Molto probabilmente questa differenza di traiettorie in realtà non esiste, ma, visto che i mancini sono soltanto il 10% della popolazione mondiale (undici nei top 100), i giocatori destrorsi sono poco abituati a gestire gli angoli e le rotazioni generate da quest’ultimi, che per questo sembrano essere così mostruosamente più efficaci di quelle generate dai giocatori “normali”.Per vedere se effettivamente, l’essere mancini è un’arma in più per vincere le partite di tennis, possiamo chiedere aiuto alla statistica. Dal 1968, inizio dell’era open, sono stati disputati in totale 179 slam . Tra gli uomini, i mancini hanno portato a casa il titolo per ben 40 volte (22,3%), mentre tra le donne tale evento si è verificato in 28 occasioni (15,6%).Entrambe le percentuali sono molto alte, se rapportate a quella di esseri umani che hanno nella sinistra la mano dominante, che come abbiamo già accennato si attesta intorno al 10%. Sono molte le ragioni che possiamo trovare per spiegare tali percentuali. Innanzitutto, per quanto riguarda gli uomini, bisogna constatare, che su quaranta slam “sinistri”, 27 sono stati vinti da Nadal,Connors e Mcenroe, tre dei più grandi giocatori della storia, mentre tra le donne dei 28 majors, ben18 portano la firma della grande Martina Navratilova e nove dell’altrettanto grande Monica Seles. Tuttavia, se ampliassimo il nostro punto di osservazione e prendessimo in considerazione anche l’era pre-open, la percentuale non si discosterebbe troppo da quella del periodo dei professionisti, visto che già in passato i mancini (Rod Laver in primis) portavano a casa i tornei più importanti con grande continuità. Un dato interessante messo in evidenza sempre dalle statistiche riguardanti gli Slam, è quello che evidenzia come nel ventennio 1985 – 2005, tra gli uomini ci siano stati soltanto tre vincitori (su 77) di major mancini: Andres Gomez al Roland Garros del 1990, Thomas Muster sempre a Parigi nel 1995 e Goran Ivanisevic a Wimbledon nel 2001. Tra le donne c’è stato invece un periodo di lungo digiuno per le tenniste con mano sinistra dominante, durato dal 1996, al 2011. Tale tendenza può essere giustificata dal generale passaggio dall’erba al cemento e dal rallentamento progressivo delle superfici, dato che più il campo è veloce e più la palla schizza, rendendo letali le traiettorie esterne dei mancini. Probabilmente però, il trend è spiegabile anche dalla generale assenza di campioni sinistrorsi nei periodi consideratiDa quando Nadal ha iniziato a vincere i suoi tornei dello slam (2005), sembra essere iniziataun’inversione di tendenza rispetto al ventennio precedente. Tra le donne ultimamente si sono affermate, come top ten, Angelique Kerber e Petra Kvitova stessa. Per il futuro, nomi “mancini” su cui puntare forte sembrerebbero essere quelli di Laura Robson e, perché no, Gianluigi Quinzi. Per quanto riguarda la stagione in corso, fino a questo momento, nel circuito Atp sono stati cinque i mancini a portare a casa titoli (Nadal, Nieminen,Melzer,Bellucci e Klizan), mentre in quello Wta ce l’hanno fatta solo in due(Kvitova e Kerber). Un dato che denota una fortissima crescita rispetto al 2011, quando gli unici sinistrorsi titolati furono Rafa e Petra.

Fonte: http://tennis.it/tiro-mancino/ Continua a leggere

Ignoranza e Presunta superiorità

All’indomani delle sue infelici parole sull’inferiore popolarità del tennis femminile che prospererebbe quindi sulla scia del tennis machile, il patron del torneo di Indian Wells, Raymond Moore, si è dimesso travolto dalle polemiche. Il tennista aveva sostenuto che il tennis femminile «tira avanti sulle spalle degli uomini» e che quindi le tenniste «dovrebbero inginocchiarsi e ringraziare Dio che Roger Federer e Rafa Nadal siano nati, perché sono loro ad aver portato avanti questo sport». Successivamente Moore aveva provato a correggere il tiro in un comunicato: «Ho fatto commenti di cattivo gusto e sono davvero dispiaciuto». Il suo dietro front non è però servito: inevitabili le dimissioni con effetto immediato, annunciate in un comunicato da Larry Ellison, proprietario del torneo. Serena Williams, n.1 del tennis mondiale, ha bocciato come «offensive» e sessiste queste dichiarazioni, sostenendo che «mai nessuna donna deve inginocchiarsi davanti a un uomo». Nella querelle si era inserito anche il suo omologo, il serbo Nole Djokovic, 28 anni, che pur giudicando le parole di Moore «politicamente scorrette» ha detto di essere convinto che gli uomini dovrebbero essere pagati di più perché attraggono più pubblico: le donne «lottano per quello che meritano e lo attengono» ma i denari dei premi dovrebbero essere «più equamente distribuiti» basandosi su «chi attira più attenzione, spettatori e chi vende più biglietti». Un’altra grande atleta si esprime sull’argomento:  Sara Errani manifestò la sua posizione addirittura un anno fa: “Polemiche inutili. L’unica differenza tra noi è fisica, ma forniamo lo stesso tipo di spettacolo. Sì, è giusto guadagnare gli stessi soldi. E anziché allungare a 5 set le partite femminili come chiede qualcuno, io accorcerei a tre quelle maschili. Salvo qualche eccezione, la partite troppo lunghe sono noiose”.

Fonte: http://www.gazzetta.it/Tennis/22-03-2016/tennis-indian-wells-moore-si-dimette-travolto-autogol-premi-1401113363384.shtml

 

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2013 French Open - Day Fourteen

 

 

 

 

 

 

 

Scandalo nel mondo del Tennis

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Maria Sharapova fallisce il test anti doping

La Nike ha subito sospeso il rapporto di sponsorizzazione con la tennista russa dopo questa scioccante notizia. La 28enne tennista cerca di difendersi spiegando i repentini cambiamenti all’interno della lista delle sostanze proibite spiegando di non aver mai aperto l’email della Wada. Maria Sharapova inizia a prendere questa sostanza nel 2006 per problemi di salute. Il nome del farmaco chiamato”meldonium”  viene normalmente utilizzato per trattare diabete, le cefalee e disturbi correlati all’apparato circolatorio. Gli effetti secondo quanto dichiarato dalla Wada, portano a migliorare la resistenza fisica, a superare al meglio lo stress e infine migliora le proprie performances durante l’attività fisica. Fino al 31 dicembre 2015 la sostanza non era considerata proibita ai fini del test contro il doping. La tennista dichiara “Ho commesso un grave errore e so che ne pagherò le conseguenze”.Dopo questo avvenimento Non solo colleghi e sponsor prendono le distanze da Maria Sharapova in seguito allo scandalo doping che l’ha vista coinvolta. La tennista russa è stata scaricata anche dalleNazioni Unite, per cui ricopriva dal febbraio del 2007 il ruolo di ambasciatrice di buona volontà. La Sharapova si occupava di un programma che cercava di combattere la povertà nel terzo mondo, in particolare aveva dato il suo sostegno alle vittime di Chernobyl. Durante le accertazioni molti atleti russi in questi giorni sono stati trovati positivi allo stesso farmaco (fra di loro l’olimpionica di pattinaggio di figura su ghiaccio Ekaterina Boborova). La Sharapova rischia ora 2 anni di stop. Ma, considerando 14 anni di carriera immacolata, l’ammissione di responsabilità, il fatto che il divieto esiste da soli 2 mesi e ha ‘mietuto molte vittime’ fra gli sportivi russi, è più probabile una squalifica fra i 3 e i 6 mesi.